Nei musei classici è proibito toccare. A «Xké?» invece toccare sarà obbligatorio. In un ambiente colorato e allegro, con semplici esperimenti, i bambini si affacceranno a quelle finestre sul mondo che sono i sensi: vista, udito, tatto, olfatto, gusto. Partendo dalla misura della propria altezza, viaggeranno verso l’estremamente piccolo dell’atomo e l’estremamente grande dell’universo. Scopriranno come si programma un robot e che la matematica può essere divertente. Sentiranno parlare gli scienziati che Torino ha dato al mondo: Lagrange, Avogadro, Galileo Ferraris, Sobrero, Peano. Dietro c’è un progetto didattico insolito. «Xké?» non vuole insegnare niente ma vuole far venire voglia di imparare. Non dà soluzioni, ma aiuta a formulare domande. Non prepara bambini sapienti ma bambini curiosi. Punta a far crescere il pensiero creativo attraverso l’uso delle mani, queste grandi dimenticate della scuola italiana. Propone, tra un gioco e l’altro, il messaggio che la scienza è soprattutto un metodo per raggiungere risultati condivisi: un esperimento scientifico è ripetibile con uguale esito da un cattolico e un musulmano, un progressista e un conservatore. Il metodo scientifico, insomma, come Carta costituzionale della Ragione, uno spazio di dialogo che porta con sé valori etici e civili, non solo applicazioni che, se usate bene, migliorano la qualità della vita. Probabilmente non è un caso che «Xké?» nasca a Torino. Questa è la città di un Politecnico che primeggia tra le università italiane, dell’industria dell’auto, delle telecomunicazioni e delle navicelle spaziali. Qui scuola, creatività e impresa hanno sempre cooperato. Dalla Torino del Risorgimento si è diffusa nel Paese la moderna cultura scientifica e industriale. In un momento storico difficile, «Xké?» è un atto di ottimismo. Per vari motivi i 150 anni dell’unità d’Italia hanno offerto perlopiù iniziative effimere. «Xké?» non è stato concepito per il centocinquantenario. Eppure di questo 2011 sarà forse l’unica eredità duratura. I bambini che ci entrano oggi saranno adulti produttivi nel 2040. Stiamo parlano del futuro. Molti hanno contribuito all’impresa. La Compagnia di San Paolo, che cinque anni fa decise di finanziare il progetto. La Fondazione per la Scuola che lo ha realizzato. La Provincia di Torino che gli ha trovato una «casa». E poi tante intelligenze della nostra Università e del Politecnico, dell’Istituto nazionale di ricerca metrologica e della Fondazione perle Biotecnologie, il «grand nez» Laura Tonatto e gli altri musei scientifici di Torino. Con 23 proposte di percorsi intermuseali, «Xké?» li metterà in una rete: un grande «science center» diffuso al servizio dei cittadini di domani.

Piero Bianucci / La Stampa / 15.09.11